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GBP/USD sotto quota 1,30 dopo dati deludenti

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Il cambio GBP/USD continua ad essere scambiato al di sotto di quota 1,30, incapace di riprendersi dopo la debolezza dei dati di prodotto interno lordo e dopo i commenti della Bank of England, che lo hanno fatto diminuire. Si attendono dunque i dati sull’inflazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito per cercare di comprendere quali saranno le evoluzioni del cross.

Per quanto concerne l’analisi tecnica, anche il set up tecnico si è rivolto a favore di uno scenario ribassista, considerato che GBP/USD sembra ora impostato per testare il supporto del pattern testa e spalle a 1,2960, con le medie mobili semplici a 5 e 10 giorni che contribuiscono a favorire un crossover ribassista, e con l’indice di forza relativa a 14 giorni che riporta condizioni ulteriormente ribassiste, con valori inferiori a 50. Una chiusura al di sotto di tale livello confermerebbe lo scenario ribassista e creerebbe margini per testare quota 1,2852.

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Per quanto concerne l’evoluzione fondamentale, ricordiamo come i tentativi di rialzo del “cable” siano esauriti, poiché il dollaro USA ha recuperato un po’ di terreno. Il biglietto verde trae vantaggio dai guadagni del Treasure statunitense, alimentato dall’ottimismo che circonda l’imminente firma di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, a suggellare la fase uno.

Dal lato della sterlina inglese, nonostante il rimbalzo dai minimi di tre settimane a 1,2961, la sterlina britannica rimane esposta a rischi al ribasso a fronte di un aumento delle richieste di taglio del tasso della Banca d’Inghilterra già a settembre. La scorsa settimana, il governatore della BOE Carney ha dichiarato infatti che c’è spazio per un taglio di 250 bps, mentre nel fine settimana il policymaker della BOE Vlieghe ha osservato che sarebbe pronto a votare una riduzione se i dati economici non dovessero migliorare.

Più ampiamente, la coppia GBP/USD ha guadagnato una certa spinta positiva nella prima parte del 2019, ma ha poi registrato alcune pesanti perdite nel corso dei sei mesi successivi ed è scesa a livelli al di sotto della soglia psicologica chiave di 1,20 all’inizio di settembre. La coppia si è poi rialzata di quasi il 12%, raggiungendo il livello più alto dal maggio 2018 durante la seconda metà di dicembre, quale reazione diretta ad una vittoria schiacciante per il partito conservatore in carica nelle elezioni parlamentari del Regno Unito il 12 dicembre. Il risultato dovrebbe sbloccare l’annosa situazione di stallo in area Brexit e fornire un chiaro percorso per la ratifica dell’accordo di ritiro prima della scadenza del 31 gennaio.

Ad ogni modo, le sfide vere e proprie per Londra inizieranno subito dopo, visto e considerato che entro la fine del 2020 Johnson dovrà trovare un accordo che possa dirimere alcune questioni piuttosto complesse, e che potrebbero finire con l’impattare negativamente sull’evoluzione del cambio.

Insomma, le previsioni sul cambio GBP/USD sono piuttosto incerte e, attualmente, non è certo possibile formulare degli outlook molto precisi. Vedremo, nel mese di febbraio, in che modo potranno essere aggiornate le prospettive.

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